

Nel senso comune la nascita di un bambino è, per definizione, un “lieto evento”. Ma, adottando una prospettiva più globale - ovvero considerando l'insieme di eventi-nascita che si verificano in un territorio più o meno vasto e in un determinato intervallo di tempo - e tenendo conto anche degli aspetti più tristi e drammatici che purtroppo possono accompagnare questi avvenimenti, siamo anche di fronte a situazioni in grado di fornirci, se opportunamente monitorate, preziose informazioni sulle condizioni socio-sanitarie delle madri, sulla salute dei bambini e sulle pratiche adottate dai sistemi sanitari per l'assistenza alle donne in gravidanza e per la gestione dei parti.
A raccogliere tutti questi dati è il Rapporto “Analisi dell'evento nascita”, istituito nel 2001 e arrivato quest'anno alla sua ottava edizione, basata come di consueto sull'analisi dei dati provenienti dal flusso informativo del Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP). L'ultima rilevazione disponibile, curata dall'Ufficio di Direzione Statistica del Ministero della Salute e diffusa da quest'ultimo, ricostruisce la situazione esistente nel 2009, facendo riferimento a oltre oltre 548mila parti registrati in 549 punti nascita nel nostro Paese.
Numerosi gli aspetti analizzati.
Dove si partorisce
Nel complesso l'87,7% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici, il 12,1% nelle case di cura e solo lo 0,2% altrove, percentuali che però cambiano sostanzialmente se si concentra l'analisi su regioni in cui è rilevante la presenza di strutture private accreditate rispetto alle pubbliche. E ancora, il 66,7% dei parti si svolge in strutture dove avvengono almeno 1.000 parti annui (che rappresentano il 37,2% dei punti nascita totali), mentre il 7,92% di essi ha luogo in strutture con meno di 500 parti annui.
Caratteristiche delle madri
- Il 18% delle donne che hanno partorito non sono italiane; tale fenomeno è più diffuso al Centro Nord (con una percentuale generale superiore al 20% e una punta di quasi il 28% in Emilia Romagna); le aree geografiche di provenienza più rappresentative sono quella dell'Africa (27,8%) e dell'Unione Europea (24,7%), mentre le madri di origine Asiatica e Sud Americana sono rispettivamente il 18,2% e l'8,8% di quelle non italiane;
- l'età media della madre è di 32,5 anni per le italiane mentre scende a 29,1 anni per le cittadine straniere; in particolare, l'età media al primo figlio è superiore a 31 anni per le donne italiane in quasi tutte le Regioni, con sensibili variazioni tra Nord e Sud, fermandosi invece a 27,5 anni per le donne straniere;
- il 45% delle madri ha una scolarità medio alta, il 33,7% medio bassa ed il 21,3% ha conseguito la laurea; fra le straniere prevale invece una scolarità medio bassa (52%);
- la condizione professionale delle straniere che hanno partorito è per il 55,7% quella di casalinga, a fronte del 65,8% delle donne italiane che hanno invece un'occupazione lavorativa.
“Presenze” in sala parto
Nel 92,27% dei casi la donna ha accanto a sé al momento del parto (esclusi i cesarei) il padre del bambino, nel 6,37% un familiare e nell'1,16% un'altra persona di fiducia.
Ricorso al parto cesareo
Anche se vi sono notevoli differenze regionali, in Italia si conferma il ricorso eccessivo al parto per via chirurgica, con una media del 38% di nascite avvenute tramite taglio cesareo. La propensione all'uso del taglio cesareo è particolarmente elevata nelle case di cura accreditate (58,3% dei parti, contro il 35% negli ospedali pubblici). Il parto cesareo è più frequente tra le donne italiane (40,1%) che tra le straniere (28,6%).
Esami diagnostici durante la gravidanza
Nell'84,2% delle gravidanze il numero di visite ostetriche effettuate è superiore a 4 mentre nel 73,2% dei casi si effettuano più di 3 ecografie. La percentuale di donne italiane che effettuano la prima visita oltre la 12° settimana è pari al 2,9% mentre tale valore sale al 15% per le donne straniere. Le donne con scolarità bassa e quelle più giovani (con meno di 20 anni) effettuano la prima visita più tardi rispetto alle donne con scolarità medio-alta e con più anni di età. C'è poi il dato sulle amniocentesi: a livello nazionale alle madri con più di 40 anni il prelievo del liquido amniotico è stato effettuato in quasi la metà dei casi (40,69%).
Procreazione medicalmente assistita
Per circa 6.786 parti si è fatto ricorso ad una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA), per una media di 1,23 ogni 100 gravidanze. La tecnica più utilizzata è stata la fecondazione in vitro con successivo trasferimento di embrioni nell'utero (FIVET), seguita dal metodo di fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma (ICSI).
Salute dei neonati
Per l'1% dei nati si è registrato un peso inferiore a 1.500 grammi e per il 6,1% tra 1.500 e 2.500 grammi. Ci sono stati 1.578 casi di bambini nati morti (con un tasso di 2,83 nati morti ogni 1.000 nati) e 5.529 nati con malformazioni.
Foto: ©iStockphoto.com/aldomurillo
La notizia e il Rapporto sul sito del Ministero della Salute





