In: Mamma e bimbo Martedì 24 Luglio 2012

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La mortalità materna, sia essa direttamente correlata alla gravidanza oppure imputabile a cause indirette, anche nei cosiddetti “paesi avanzati” non è purtroppo una realtà così rara da renderla un argomento a cui non valga la pena di dedicare molta attenzione. Al contrario occorre monitorare il fenomeno, così da averne una conoscenza chiara e corretta, tale da portarci a non sottovalutarlo e ad impegnarci per promuovere la prevenzione dei casi evitabili.

 

Per questo è importante l'opera del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell'Istituto Superiore di Sanità (Cnesps-Iss), che ha condotto uno studio in sei regioni italiane, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia, rappresentative di Nord, Centro e Sud Italia, i cui risultati sono stati raccolti nel volume “Studio delle cause di mortalità e morbosità materna e messa a punto di modelli di sorveglianza della mortalità materna”. Scopo dell'indagine era rilevare le morti materne e gli eventi morbosi gravi, analizzare le cause associate e calcolare i rapporti di mortalità materna e i tassi di morbosità materna grave. Per raggiungere l'obiettivo sono stati raccolti dati che coprono un intervallo temporale che va dal 2000 al 2007.

Cosa emerge dalle rilevazioni condotte? Che complessivamente nelle regioni coinvolte nello studio (che si sono poi effettivamente ridotte a cinque rispetto alle sei inizialmente considerate, in quanto i dati della Campania sono stati scartati per criticità nel registro di mortalità regionale) vi è una mortalità materna con 11,8 decessi ogni 100.000 nascite di bambini vivi, valore ricavato considerando anche le informazioni presenti nelle schede di dimissione ospedaliere. A colpire è soprattutto la differenza rispetto a valore indicato dall'Istat sulla base dei soli certificati di morte, pari a 4 morti materne ogni 100.000 nati vivi, con una sottostima del 63%.

Ma non è tutto. Guardando più nel dettaglio, sono emersi valori di mortalità materna circa 3 volte più alti in Sicilia (24,1) rispetto a Toscana (6,4) ed Emilia Romagna (7,6), ma significativamente superiori anche a quelli di Lazio (12,2) e Piemonte (10,2). Sono stati inoltre registrati un rischio doppio di mortalità per le donne che hanno una gravidanza oltre i 35 anni e un pericolo tre volte maggiore tra le donne sottoposte a taglio cesareo. Anche il basso livello di istruzione e la cittadinanza non italiana sono risultati associati ad un maggior rischio di mortalità materna. Le cause più frequenti dei decessi sono le emorragie e i disordini ipertensivi in gravidanza in caso di morte diretta; le neoplasie, le patologie cardiovascolari e i suicidi sono invece le più frequenti tra le cause indirette.

Alla luce della situazione evidenziata, l’Istituto Superiore di Sanità ha proposto e ottenuto un finanziamento dal Ministero della Salute per la realizzazione di un progetto pilota di sorveglianza attiva della mortalità materna da attivare in 7 Regioni italiane sul modello delle Confidential Enquiries del Regno Unito.


Foto: ©iStockphoto.com/digitalskillet


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