

Ormai non passa quasi giorno - o settimana – senza che qualche organo d’informazione o istituzione nazionale e internazionale ne parli, non per capriccio o per seguire una moda passeggera, ma per giusta attenzione verso un tema con cui tutti noi - privati cittadini, decisori politici o enti pubblici e privati – dobbiamo e dovremo sempre più fare i conti. Ci riferiamo al crescente invecchiamento della popolazione, più evidente in alcuni paesi ma complessivamente “sotto i riflettori” a livello mondiale. Se però trattare frequentemente l'argomento è in sé giustificato, c'è un errore che si rischia di compiere nell'occuparsene: concentrarsi solo sull'incremento dell'attesa di vita, sulla sua lunghezza totale. Per una visione più completa della questione occorre infatti analizzare anche la qualità della vita, considerando cioè come uomini e donne trascorreranno, almeno per ipotesi, gli anni che li attendono.
E quanto fa l'Unione europea tenendo d'occhio un importante valore, quello che quantifica l'aspettativa di “Healthy Life Years”, ovvero di “anni di vita in buona salute”, misurando in particolare - secondo una definizione concordata e condivisa a livello comunitario – il numero di anni, calcolato alla nascita e a determinate età, che le persone potranno presumibilmente vivere senza malattie invalidanti. Dati aggiornati in materia di HLY, riferiti al 2010, sono stati presentati lo scorso 19 aprile a Parigi presso l'Institut nationale de la santé et de la recherche médicale (INSERM), nel corso del primo incontro annuale dell'Azione congiunta europea relativa all'European Health and Life Expectancy Information System (EHLEIS). A diffonderli in un comunicato stampa ci ha poi pensato Eurostat, l''Ufficio Statistico dell'UE.
Diamo un'occhiata ai dati. Limitandoci ali Paesi dell'UE a 27, dalle osservazioni e dai calcoli effettuati risulta che nel 2010 le donne di 65 anni con maggiore aspettativa di “Healthy Life Years” sono registrate in Svezia, con una prospettiva di altri 15,5 anni di buona salute. Vengono poi la Danimarca (12,8 anni), il Lussemburgo, (12,4 anni), Malta (11,9 anni) e la Gran Bretagna (11,8 anni). Per gli uomini 65enni il primo posto spetta ancora alla Svezia, con 14,1 anni di HLY, seguita da Malta (12 anni), Danimarca (11,8 anni), Irlanda (11,1 anni) e Gran Bretagna (10,8 anni). Nell'una e nell'altra “classifica” l'Italia è rispettivamente settima (con una prospettiva di 9,9 anni di vita in buona salute per le donne, alla pari con la Bulgaria) e ottava (con 10,1 anni per gli uomini). Ma al di là delle differenze rispetto alle altre nazioni, osservando il dato italiano si possono sottolineare anche altri due elementi. Primo punto: se si guarda all'aspettativa di vita (AV) a 65 anni le donne del nostro Paese sono avanti, con 22,1 anni contro i 18,3 degli uomini, ma questo vantaggio si inverte, anche se con un distacco ben più limitato, considerando gli “Healthy Life Years”. Secondo punto: il valore di questi ultimi atteso per le donne è molto al di sotto di quello dell'AV, ben più di quanto non accada per gli uomini. E, seppur, con entità diverse, questo vale tendenzialmente anche per la maggior parte degli altri Paesi dell'UE.
Tutti questi numeri non vi bastano? Gli HLY sono solo uno delle tante grandezze in materia di salute, sanità e condizione della popolazione che l'Unione Europea intende monitorare, per un totale di 88 indicatori, alcuni dei quali sono già stati sviluppati mentre altri sono ancora in corso di definizione.
Foto: ©iStockphoto.com/bowdenimages





