Tumore della vescica

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La vescica è l’organo deputato alla raccolta delle urine filtrate dai reni. Il tumore della vescica, che è in aumento nei Paesi industrializzati, rappresenta quasi il 75% delle forme tumorali a carico dell’apparato urinario e circa il 3% di tutte le neoplasie. L’età di comparsa più frequente è quella fra i 60 e i 70 anni, mentre è tre volte più frequente nei maschi rispetto alle femmine.
Alla diagnosi tale tumore è superficiale nell’85% dei casi, mentre è già allo stadio infiltrante nel restante 15%.
Nel nostro Paese la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è superiore al 70%.

(Ultimo aggiornamento del testo: apr. 2012)



Il tipo più frequente di tumore della vescica è il cosiddetto carcinoma a cellule transizionali (95% dei casi), che origina dalle cellule che rivestono la vescica. Altri tipi, come l’adenocarcinoma ed il carcinoma squamoso primitivo, sono molto rari nel nostro paese.
Il tumore della vescica può essere papillare (nel 75% dei casi), cioè presentarsi come una piccola escrescenza unita alla parete vescicale da un peduncolo, oppure, ma più raramente, avere una forma piatta o nodulare. Deve comunque essere tenuto distinto dal papilloma, che è invece un tumore benigno; la distinzione viene fatta in base all’aspetto all’esame istologico. Purtroppo quasi tutti i tumori della vescica sono maligni (il papilloma è molto raro). Va però detto che una consistente parte dei tumori maligni della vescica viene definita “a bassa malignità” in virtù del rischio basso di condurre a morte il paziente.
I sintomi principali del tumore della vescica sono comuni a molte altre malattie dell’apparato urinario:
  • presenza di sangue nelle urine, visibile a occhio nudo (anche sotto forma di coaguli) oppure microscopico (cioè riscontrabile solo grazie all’esame delle urine);
  • dolore e difficoltà durante la minzione;
  • dolore pelvico e addominale;
  • anemia e perdita di peso nelle forme avanzate.
L’alimentazione e il fumo di tabacco giocano un ruolo determinante per lo sviluppo del tumore della vescica: per questo si raccomanda, a titolo preventivo e come stile di vita, di seguire una dieta sana ed equilibrata, soprattutto povera di grassi e di fritti, e l’abolizione del fumo. Chi fuma per molti anni, infatti, corre un rischio maggiore rispetto a chi non fuma o a chi fuma solo per un breve periodo.
È presente un rischio professionale nei lavoratori a contatto con particolari sostanze chimiche quali le amine aromatiche e le nitrosamine (presenti nell’industria tessile, della gomma, dei coloranti...). Esistono inoltre prove a favore di una componente genetica quale fattore predisponente.
Segnaliamo, infine, quale fattore di rischio l’infezione da parassiti coma la Bilharzia e lo Schistosoma haematobium, diffusi nei paesi del Medio Oriente.
Risulta quindi ovvio come le misure preventive siano legate alla modificazione delle abitudini di vita (abolizione del fumo, dieta sana ed equilibrata) e all’adozione di adeguate misure di sicurezza nei lavoratori a rischio.
Nel caso di sospetto di malattia, la diagnosi verrà perfezionata attraverso varie procedure diagnostiche fra cui: ricerca delle cellule tumorali nell’urina (il cosiddetto esame citologico delle urine), l’ecografia, la cistoscopia e la TC.
La cistoscopia consiste nell’introduzione di un endoscopio (piccolo tubo a fibre ottiche) attraverso le vie urinarie sino alla vescica, che permette di prelevare campioni di tessuto che saranno poi sottoposti ad un esame istologico.
Un’indagine endoscopica particolare è la cistoscopia a fluorescenza che permette di diagnosticare anche tumori vescicali non vegetanti, piatti e scarsamente visibili ad occhio nudo: consiste nel migliorare il contrasto visivo tra cellule benigne e maligne sfruttando l’interazione tra una luce specifica (blu) ed una sostanza fotosensibile dotata di forte affinità per le cellule neoplastiche; questa indagine non fa parte delle tecniche diagnostiche routinarie ed è lo specialista urologo a decidere quando essa può essere utile.
Indagini più approfondite (come la TC total body, la PET e la scintigrafia ossea) vengono usate per la stadiazione, ovvero quando è già presente una diagnosi di cancro della vescica, per valutare se questo si è diffuso ad altri organi. Le metastasi da neoplasia vescicale, infatti, possono diffondersi per via linfatica a diverse stazioni linfonodali e per via ematica a vari organi, principalmente polmoni, fegato ed ossa.
Per i tumori meno invasivi si procede asportando la lesione per via endoscopica durante la cistoscopia (resezione transuretrale, TURB). Questo tipo di trattamento è spesso risolutivo. Una seconda resezione endoscopica può talora essere necessaria se c’è il sospetto che la resezione iniziale sia stata incompleta ( per esempio in caso di neoplasie molto grandi o multiple) o nel caso in cui il patologo non trovi la presenza di tessuto muscolare, profondo, necessario per una corretta diagnosi istologica.
Se il tumore della vescica risulta essere di tipo “superficiale”, si rendono spesso necessario il trattamento con instillazioni endovescicali. Si tratta di introdurre direttamente in vescica mediante un piccolo catetere delle sostanza chemioterapiche ad azione esclusivamente locale, che devono essere mantenute circa un’ora a contatto con le pareti vescicali (le più utilizzate sono la mitomicina e l’epirubicina), oppure dei veri e propri “vaccini” come il BCG. Lo scopo di queste terapie è quello di bonificare la vescica dalla presenza di eventuali cellule tumorali residue e cercare di ridurre la possibilità di recidive.
I tumori che peggiorano nonostante queste terapie oppure quelli che si rivelano da subito essere infiltranti ed aggressivi (cioè con una invasione profonda della parete che rende inefficace le terapie endovescicali) devono essere trattati con la chirurgia radicale, consistente nella cistectomia, ovvero l’asportazione chirurgica totale della vescica e dei linfonodi circostanti. Nei maschi l’intervento prevede anche l’asportazione della prostata, mentre nelle femmine viene asportato anche l’utero. Dopo questo intervento l’urina seguirà un percorso diverso; esistono diversi tipi di derivazione urinaria (ureterocutaneostomia: abboccare direttamente gli ureteri alla cute; derivazione urinaria secondo Bricker: interporre tra ureteri e cute un tratto di intestino appositamente isolato; neovescica ortotopica: ricostruire un nuovo serbatoio per le urine utilizzando un tratto di intestino), che verranno scelti di caso in caso dopo un’attenta valutazione col paziente stesso.
Ulteriori approcci terapeutici possono prevedere interventi combinati che vedono impiegati chirurgia, radioterapia e chemioterapia.
In caso di neoplasie in stadio avanzato e metastatico l’unica possibilità di cura palliativa è rappresentato dalla chemioterapia, mentre la radioterapia da sola può essere proposta a scopo palliativo in pazienti considerati inoperabili per età o patologie concomitanti.

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Cistectomia radicale (asportazione della vescica) per tumore della vescica



Grafico delle prime strutture ospedaliere per numero di casi effettuati nel corso del 2011.

Grafico delle strutture ospedaliere

Elenco delle strutture ospedaliere in ordine decrescente per numero di interventi effettuati nel corso del 2011.
Fonte dei dati: SDO (Scheda di Dimissione Ospedaliera) - anno 2011
Diagnosi Principale: 188n con Intervento Principale: 5771
Struttura Comune Casi
Presidio Ospedaliero Torino Nord Emergenza San Giovanni Bosco - Torino Torino 44 
Presidio Ospedaliero Molinette - Torino Torino 38 
Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Luigi Gonzaga - Orbassano (TO) Orbassano 26 
Presidio Sanitario Gradenigo - Torino Torino 24 
Azienda Ospedaliero-Universitaria Maggiore della Carità - Novara Novara 23 
Istituto Ss. Trinità - Borgomanero (NO) Borgomanero 18 
Presidio Ospedaliero Cardinal G. Massaia - Asti Asti 16 
Ospedale S. Lazzaro - Alba (CN) Alba 16 
Clinica La Vialarda - Biella Biella 16 
Ospedale Maria Vittoria - Torino Torino 16 
Ospedale Ss. Antonio e Biagio e C. Arrigo - Alessandria Alessandria 13 
Presidio Ospedaliero S. Andrea - Vercelli Vercelli 12 
Ospedale degli Infermi di Rivoli (TO) Rivoli 11 
Ospedale S. Lorenzo - Carmagnola (TO) Carmagnola 11 
Presidio Ospedaliero Riunito sede di Ciriè (TO) Cirie' 11 

Altre strutture con un numero di casi inferiore o uguale a 10: